Determinazione della composizione corporea

giovedì 2 febbraio 2012

MANGIARE MEGLIO PER RIMANERE IN SALUTE

Il nostro peso corporeo ci evidenzia il bilancio energetico tra entrate ed uscite caloriche dell'energia che viene introdotta con gli alimenti: se si introduce più energia di quanta se ne consuma, l'eccessosi accumula nel corpo sotto forma di grasso, determinando un aumento di peso oltre la norma. Se invece si introduce meno energia di quanta se ne consuma, il corpo utilizza le sue riserve di grasso per far fronte alle richieste energetiche.
Quantità eccessive di grasso corporeo costituiscono un pericolo per la salute, soprattutto per il rischio di insorgenza di alcune malattie (cardiopatia coronarica, diabete, ipertensione
e alcuni tipi di cancro), di insufficienza respiratoria (apnee notturne) e delle conseguenze “meccaniche” provocate dal sovraccarico sulle articolazioni e sulla colonna vertebrale.
Tanto maggiore è l'eccesso di peso dovuto al grasso, tanto maggiore è il rischio.
Un peso stabile, che rientri nei limiti della norma, contribuisce quindi a far vivere meglio e più a lungo.
La preoccupante diffusione del sovrappeso e dell'obesità nella nostra società è in parte attribuibile al fatto che la vita moderna promuove stili di vita estremamente sedentari, con livelli assai ridotti di attività fisica. Di conseguenza, il raggiungimento di un peso corporeo corretto va realizzato sia
attraverso una vita fisicamente più attiva, sia attraverso il controllo dell'alimentazione con un'equilibrata riduzione delle entrate caloriche.
Una riduzione che non deve però essere spinta oltre determinati livelli, poiché deve essere comunque garantito l'apporto di tutte le sostanze nutritive indispensabili, rispettando semplici regole di comportamento alimentare che consistono nella scelta preferenziale di alimenti poveri di grassi e ad alto valore nutrizionale, con relativamente poche calorie e buon potere saziante.
Quindi se il peso è al di sopra dei limiti normali si deve necessariamente riportalo gradualmente entro tali limiti, e visto che il “fai da te”, con diete squilibrate o molto drastiche, solitamente non porta ai risultati sperati, e possono essere anche dannose per la salute, ci si deve rivolgere ad uno specialista, che nel programmare un tipo di alimentazione adatta, tiene in considerazione anche le abitudini di vita, gli orari di lavoro, i gusti e le eventuali patologie già sviluppatesi.
Ognuno di noi sfogliando una rivista, acquistando un libro, navigando su Internet può trovare dei modelli alimentari ipocalorici che esaltano le virtù di un gruppo di alimenti a sfavore di un altro: non è detto che non siano effettivamente dei buoni regimi alimentari dimagranti, ma non è detto che siano effettivamente efficaci per tutti, e non è detto che siano effettivamente innocui per la salute.
Ognuno di noi possiede un equilibrio diverso e quando lo si perde è nella ricerca del perché del disequilibrio che si può arrivare alla soluzione del problema.
Quindi per ogni sovrappeso ci deve essere necessariamente un approccio alimentare diverso.
Se per l’amico l’alimentazione esclusivamente a base di proteine ha dato buoni risultati può non darli a noi che magari necessitiamo di una alimentazione più ricca in frutta e cereali non raffinati.
Se una alimentazione totalmente vegetariana può essere una panacea per molti non è detto che a noi faccia bene.
Poiché all' uomo sono indispensabili tanto le proteine (carne, pesce, uova, latte) quanto i carboidrati (pane, pasta, riso, patate, legumi, frutta) nella maggior parte delle situazioni è necessario seguire una alimentazione mista, piuttosto che monotematica, per non obbligare l'organismo ad un grande lavoro di trasformazione chimica durante le fasi della digestione.
Ci si deve ricordare che tutte le esagerazioni sono dannose e che il vigore dell' adolescente, il benessere fisico dell' adulto e una vecchiaia sana e serena, dipendono da una alimentazione giudiziosamente mista, proporzionata e adeguata ai particolari bisogni soggettivi che variano secondo l' età, il sesso, il genere di lavoro, il tipo di esercizio fisico che si svolge e lo stato fisiologico. Quando l’alimentazione è male assortita, troppo uniforme o irrazionale, ogni giorno si formano delle carenze e dei vuoti nell' organismo e  mentre magari l’accumulo adiposo che si voleva eliminare stenta a perdersi si vanno a impoverire preziose riserve di sali minerali nei tessuti, il che causa, a lungo andare, deficit e malattie.
Dispepsie, gastralgie, enteriti, dermatiti, squilibri del fegato e dei reni sono spesso dovute ad una alimentazione irrazionale, che esagera in certi alimenti ma che poi è insufficiente in vitamine e sali minerali.
Una nutrizione razionale e ben equilibrata, stabilita rispetto alle nostre necessità effettive, conserva il buon funzionamento degli organi, ne evita il precoce deperimento, ci permette di esercitare in tutta pienezza le nostre facoltà fisiche ed intellettuali in una efficace difesa contro le malattie.
(Roberta Fianchini, Dietista)

venerdì 13 gennaio 2012

LE INTOLLERANZE ALIMENTARI E L’EAV-TEST

Le intolleranze o ipersensibilità alimentari si differenziano dalle allergie vere e proprie perché non provocano quasi mai delle reazioni violente e immediate, non si manifestano con sintomi gravi, non possono portare allo shock anafilattico e di solito non rispondono ai tradizionali test allergici cutanei o di laboratorio ed è per questo che spesso non sono direttamente collegabili all'assunzione del cibo intollerato. 
Oggi le intolleranze alimentari sono in aumento e sono riconducibili all'accumulo nel tempo delle sostanze responsabili d’ipersensibilità, fino a un livello che a un certo punto supera la "dose soglia". A causa di questo periodo di latenza, spesso è difficile accettare e comprendere come si possa "improvvisamente" diventare intolleranti a un cibo quotidianamente introdotto come frumento, olio di oliva, latticini, lievito… perché le intolleranze possono produrre sintomi anche dopo alcuni giorni, e in alcuni soggetti possono rimanere inespresse per lunghi anni, manifestandosi poi solo in particolari condizioni di affaticamento o di stress.E’ quindi possibile diventare intolleranti a qualunque età oppure esserlo da sempre, manifestando i sintomi solo in alcuni periodi della vita.Le intolleranze alimentari si sviluppano in organismi predisposti e i fattori scatenanti possono essere svariati: gastroenteriti, terapie cortisoniche prolungate, terapie antibiotiche prolungate e senza una preventiva assunzione di fermenti lattici, parassiti intestinali, candidosi, alcune infezioni virali (soprattutto da enterovirus), interventi chirurgici, pancreatiti.Le tossine che si formano in una o più intolleranze alimentari si possono depositare in molti organi, anche lontani dall'apparato digerente e per questo le reazioni fisiche possono andare dal meteorismo, diarrea, stitichezza, crampi addominali, nausea, difficoltà digestive, colon irritabile fino alle depressioni, stanchezza ricorrente, torpore mentale, insonnia, ansia, umore variabile, mal di testa, palpitazioni, crampi muscolari, acne, eczema, starnuti, faringite, raucedine, asma, cistite, mestruazioni irregolari, ritenzione idrica, sovrappeso, afte, dolori articolari.Poiché non è facile riconoscere un’intolleranza alimentare (non essendo presenti nel sangue le immunoglobuline IgE, tipiche delle allergie alimentari), le intolleranze non sono evidenziabili con i comuni test clinici (Prik Test, Rast, PachTest).Per questo motivo l’allergologia convenzionale non dà molta importanza alle intolleranze alimentari. Non è cosi per i professionisti della nutrizione olistica. Il test bioenergetico delle intolleranze alimentari EAV Intollerance Search  -Test Energetico di Compatibilità Alimentare -, totalmente innocuo e indolore, è lo strumento attraverso il quale si possono andare a determinare le sostanze che danno incompatibilità definendo così una strategia alimentare e comportamentale adatta a superarle. Una volta trovato l’alimento che non si tollera più, per un certo periodo si dovrà rispettare scrupolosamente l’astensione a tutto il gruppo alimentare al quale questo appartiene e assumere degli integratori nei modi e nei tempi suggeriti. Durante la fase di esclusione degli alimenti non tollerati si dovrà prevedere la comparsa di temporanei peggioramenti o l’emergere di altri disturbi finora nascosti da quelli più evidenti e che, comunque, spariranno in breve tempo. Con il passare delle settimane avverrà un successivo miglioramento fino alla scomparsa della sintomatologia con conseguente risultato stabile nel tempo. Il gruppo di alimenti non tollerati non andrà comunque eliminato in maniera definitiva ma gradualmente reintrodotto dopo il periodo di astensione. Per questo passati i primi mesi di eliminazione si dovranno fare delle prove testando di volta in volta la reazione dell’organismo. E poi per mantenere i risultati ottenuti si consiglia un incontro/test semestrale o annuale.

(Roberta Fianchini, Dietista)



sabato 7 gennaio 2012

PER AVVIARE I NOSTRI RAGAZZI AD UNO STILE DI VITA ATTIVO E SANO

Quando noi genitori, eravamo ragazzi, era raro sentir parlare di sedentarietà infantile: appena finiti i compiti si andava ai giardinetti con la bici o a saltare con la corda o a giocare a campana. Si prendeva la palla e si cominciava a correre tirando calci fino all’imbrunire.
E nelle corte giornate invernali, dopo quella mezz’oretta della “TV dei Ragazzi”, si giocava in casa, ma mai fermi in poltrona perché, sul divano, ci si saltava!
Adesso c’è il DS, la Wii, la PSP…giochi elettronici che “paralizzano” i nostri bimbi bloccandoli per ore ed ore seduti come ipnotizzati.
Ed ecco quindi che con la sedentarietà sono arrivati i problemi di sovrappeso infantile, soprattutto per quei soggetti che hanno già i genitori con qualche chilo di troppo.
Per questo dobbiamo incoraggiare il più possibile il movimento dei nostri piccoli, sia attraverso un’attività motoria spontanea – proponendogli uno stile di vita più attivo: andare più spesso con loro nel parco, organizzando giochi all’aria aperta e passeggiate in bicicletta, ma anche, più semplicemente, usando di meno la macchina e, spostarsi tutti insieme a piedi, per il quartiere.
Bambini e ragazzi, per uno stile di vita sano, hanno bisogno di movimento, sia spontaneo sia organizzato sotto forma di allenamento sportivo. Movimento, sport e un’alimentazione adeguata e corretta, non solo favoriscono una crescita armonica, ma, prevengono tutte le problematiche legate alla sedentarietà.
Ma non dobbiamo enfatizzare troppo l’effetto “stressante” dell’attività fisica, perché questa (salvo che non si tratti di attività sportiva di tipo agonistico) non è mai così sostenuta da comportare un elevato dispendio energetico. Bisogna ricordare che, specialmente nel bambino più piccolo - dai 6 agli 8 anni -, quelle due o tre ore settimanali di nuoto, basket o ritmica, non sono che una breve parentesi di movimento in un contesto di stile di vita abbastanza sedentario – scuola, televisione, play station, computer… -.
Sono quindi da evitare merende superenergetiche e “golose” con la scusa che il bimbo si è stancato e va sostenuto. Invece, dopo una qualsiasi attività fisica l’organismo necessita, e tollera meglio, una
alimentazione liquida o semiliquida, o in ogni caso, costituita da alimenti ricchi di acqua proprio per reintegrare le perdite idriche da sudorazione.
Quindi gli alimenti consigliabili dopo un allenamento sportivo saranno: frutta fresca, succhi di frutta, frullati, yogurt e gelati alla frutta e, solo nella stagione più fredda, anche fette biscottate con miele o marmellata, biscotti secchi o piccoli dolci da forno.
Ma quando i nostri ragazzi svolgono un’attività sportiva regolare, come possiamo soddisfare a pieno le loro esigenze nutrizionali?
Perché, se è pur vero che nella maggior parte dei casi noi genitori si tende a sovrastimare l’energia consumata dall’attività sportiva dei nostri cuccioli, non si deve comunque escludere il rischio di un insufficiente apporto di energia proprio in un momento così importante per l’accrescimento.
Se nostro figlio si allena nelle prime ore del pomeriggio, poco dopo l’uscita da scuola, rimane ben poco tempo per consumare un pasto completo. Va bene che l’impegno sportivo deve essere sostenuto con un adeguato rifornimento energetico, ma non certo con l’organismo impegnato nella digestione.
La prima colazione diventa quindi un momento importante nel programma alimentare del piccolo sportivo: latte, orzo, yogurt, pane, fette biscottate, biscotti, dolci da forno, miele, marmellata e frutta fresca.
E per i ragazzi più grandi e più impegnati, si può aggiungere anche un po’ di prosciutto e/o formaggio magro.
Mentre per lo spuntino di metà mattinata si può scegliere un panino con affettato o formaggio magro oppure un trancio di pizza rossa, così come, alla fine delle lezioni si può concludere con una porzione di dolce da forno, uno yogurt o gelato di frutta, succhi di frutta ma sempre evitando di eccedere nelle porzioni.
Se invece, tra la fine della scuola e l’inizio dell’allenamento, c’è tempo sufficiente per un pasto caldo, la merenda a metà mattina dovrà risultare molto più contenuta (merendina non farcita, un piccolo panino, yogurt e biscotti secchi)
Il pranzo sarà poi “leggero”: pasta pomodoro, parmigiano e poco olio, un contorno di verdure/ortaggi e per finire un frutto e una fetta di un semplice dolce da forno (ciambellone, pan di Spagna, crostata) oppure un gelato di frutta.
Se invece il ragazzo è un po’ soprappeso si dovranno eliminare anche questi dolci secchi e puntare esclusivamente sulla frutta fresca ma senza esagerare.
Sarà bene ricordarsi che durante l’allenamento, si deve bere a sufficienza ma solo acqua!
E’ difficile che l’attività fisica di nostro figlio sia così pesante da aver bisogno d’integrazioni di sali minerali.
Dopo l’allenamento, la merenda deve essere “mirata” per il reintegro dei liquidi e delle energie: succhi di frutta, gelato di frutta, fette biscottate con marmellata, frullato, yogurt alla frutta... insomma la scelta è varia, senza tuttavia mai eccedere nelle quantità.
La cena, invece, dovrà prevedere sia il consumo di carboidrati (pasta, riso, patate, legumi) sia quello proteico a base di carne, pesce o uova con contorno cotto e/o crudo; quindi un pasto quasi completo ma sempre nelle giuste quantità, soprattutto per chi tende ad ingrassare.
Una simile alimentazione garantisce al giovane sportivo la giusta quantità e qualità di tutti i
principi nutritivi di cui ha bisogno per una crescita regolare e sana e un buon rendimento nello sport.
(Roberta Fianchini, Dietista)

sabato 26 novembre 2011

“Tesoro, salviamo i ragazzi”: un programma da VIETARE!

Nella prima puntata del format ”Tesoro, salviamo i ragazzi” - un  docu-reality sull'alimentazione dei ragazzi - la famiglia Grazioli, con l’aiuto dello  staff di Marco Bianchi, in sole due settimane dovrà correggere le abitudini alimentari e lo stile di vita della piccola Neris.
La bimba, abbastanza in sovrappeso, si dovrà “adattare” in così poco tempo, e per di più sotto ai riflettori SKY, ad un nuovo regime alimentare ben diverso dalle sue abitudini quotidiane e senza nessun sostegno di carattere psicologico, a parte un breve e superficiale contatto iniziale solo per stabilire, per il pubblico pagante, il carattere della bambina - non certo per programmargli un sostegno in aiuto del così difficile percorso che sta per affrontare -.
Ad occhi più esperti la famiglia si rivela, come quasi sempre in questi casi, alla base del problema che spinge la piccola Neris ad alimentarsi eccessivamente rispetto al suo fabbisogno.
Entrambi i genitori, per esigenze lavorative, sono costretti a non occuparsi della figlia per tutta la settimana. La bambina, quindi, dopo la scuola viene accudita dal nonno.
Questo, naturalmente, un po’ per amore e un po’ per quieto vivere, la vizia: gli prepara i manicaretti più gustosi e gli lascia fare ciò che vuole, soprattutto per quanto riguarda l’alimentazione e Neris, dopo aver fatto i compiti, passa quasi tutti i suoi pomeriggi davanti alla televisione smangiucchiando.
Probabilmente, anche se i genitori non hanno colpe, non c’è solo la noia alla base di questa iperalimentazione ma anche una velata sensazione di solitudine emotiva, di vuoto interiore, di abbandono che lei cerca di colmare mangiando.
Anche la frequentazione della piscina da un po’ di tempo è stata abbandonata sempre per cause di mancanza di tempo da parte della famiglia, che non ha neanche la possibilità di accompagnare spesso Neris al parco o a fare qualche altra attività fisica sporadica all’aria aperta. Neris quindi continua ad aumentare di peso.
Entrambi i genitori sono obesi, per cui sarebbero i primi a necessitare di un radicale cambiamento delle abitudini alimentari e dello stile di vita; invece, entrambi, all’inizio (almeno da copione che comunque certo non fa bene alla psicoemotività di Neris) dimostrano un “naturale” disgusto verso il nuovo regime alimentare prescritto per la figlia che anche loro devono adottare.
La piccola passa così, da un giorno all’altro, dalla porzione abbondante di lasagna ben condita ad una porzione adatta alla sua età di ricotta di mucca, cavolfiori e fagiolini bolliti conditi olio e limone…un passaggio traumatico ma che fa tanta “audience”!! Con mamma che insiste malgrado le lacrime della bambina e che esasperata – non tanto per la figlia che non vuole mangiare, quanto per l’esposizione a pubblica gogna televisiva – tenta in tutti i modi di farle proseguire il pasto insipido e ben poco stimolante anche a livello di presentazione.
Non solo: il padre aderendo al copione proposto dalla regia, viene spinto anche a deridere i nuovi gusti imposti alla figlia… uno scempio psicologico.
Ma perché passare da un menù ipercalorico ad un pasto da reparto ospedaliero?
Sempre per esigenze di programma!
E si, perché il giorno dopo la mamma viene istruita sul come fare la spesa, cosa preparare i piatti espressamente per la figlia e come cucinarli: il cibo si fa almeno più invitante.
Se si fosse adottato un programma di dimagrimento “normale”, per dimezzare le calorie della colazione di Neris  - tazza di latte e cacao o panino con il salame -  invece che passare subitaneamente al latte di mandorle e riso soffiato o fetta di dolce con farina di riso e succo di mela, ce ne sarebbero stati tanti di alimenti sostitutivi che non  avrebbero sconvolto più di tanto le abitudini di Neris e non l’avrebbero fatta sentire malata o addirittura marziana.
E anche per la mamma: se non aveva mai avuto tempo per portare la figlia al parco, pensate se a fine programma potrà sobbarcarsi l’onere di cucinare questi manicaretti di stile macrobiotico per la suo figliola…
E’ vero che in Italia un bambino su quattro è obeso ed è anche vero che si deve cercare il più possibile di sensibilizzare le famiglie dei ragazzi a rischio, ma questo programma è inutile,  perché il messaggio positivo che vorrebbe lanciare non è praticamente applicabile allo stile di vita quotidiano della maggior parte di chi lo segue.
E’ un programma che nuoce alle persone che, per i tanti motivi che possiamo immaginare, vengono spinti a parteciparvi , ma soprattutto è altamente dannoso ai bambini che di volta in volta vengono messi in prima serata a fare audience.
E  questo è il vero e proprio dramma che dovrebbe essere fermato.
(Roberta Fianchini, Dietista)

giovedì 24 novembre 2011

Un approccio olistico per combattere l’obesità

Diagnosticare l’obesità è molto semplice mentre è sicuramente più difficile individuarne le cause perchè sono varie ed alcune hanno meccanismi non del tutto noti.
Gli eventi della vita che si possono associare all’insorgenza dell’aumento del peso possono essere i più svariati: come la nascita di un fratello/sorella, un cambio di scuola, di casa, d’ufficio; la morte di una persona cara, una separazione, un abbandono, il cambiamento di relazioni affettive, il matrimonio, la nascita di un figlio, il divorzio; gli esami universitari, un cambiamento lavorativo, il licenziamento…
Ma anche una tonsillectomia, la prima mestruazione, la gravidanza, l’allattamento, la menopausa e lo smettere di fumare possono portare all’aumento di peso incontrollato.
Per troppo tempo la società ha colpevolizzato la persona obesa, come causa del proprio male, spesso “mal – trattandola”, mentre oggi l’obesità viene descritta come una vera e propria patologia, di cui ancora si ignorano sia le cause e sia le cure farmacologiche adatte.
Per questo i casi di obesità richiedono l’esigenza di un intervento terapeutico che tenga in stretta considerazione soprattutto il vissuto del paziente e la sua sfera emotivo-affettiva, cercando di conoscere la persona nella sua interezza, perché se molti soggetti in soprappeso si sentono a disagio con il proprio corpo, molti altri lo trattano come un nemico.
Quando l’organismo assume una determinata forma, e peso oltre la norma, in base a meccanismi essenzialmente difensivi o compensativi, per rimuoverli è necessario ricreare un nuovo equilibrio che parta dalla personalità, dal rapporto con se stessi con il proprio corpo e dal rapporto con il mondo esterno: conoscere questi meccanismi e valutarli caso per caso fa parte integrante del trattamento dell’obesità.
Spesso la persona che è affetta da obesità è come incapace di comunicare adeguatamente le proprie emozioni, di migliorarsi dalle situazioni ambientali; il mangiare diventa la sola risposta ad uno stato interiore di tensione nell’incapacità di esprimere il proprio vissuto.
Una donna obesa è spesso una persona che svolge un ruolo di appoggio, sostegno o protezione materna nei confronti di chi la circonda ed una eccessiva identificazione con questo ruolo, porta a caricarsi di pesi e responsabilità difficili da lasciare andare e così ci si zavorra anche fisicamente per paura di crollare, di perdere i punti di riferimento.
Un uomo obeso, all'opposto, può essere una persona che manifesta in questo modo la sua opulenza, imponenza, affidabilità, autorevolezza, concretezza; il mangiare con voracità e bere smodatamente in compagnia, è, per l’uomo, da sempre, un modo di sottolineare la propria potenza.
Un bambino obeso invece è più spesso il sintomo delle influenze ambientali negative (pubblicità, TV, sedentarietà) e/o dei conflitti familiari (solo un 10% dei bambini obesi ha una casualità genetica – endocrina).
Nel trattamento dell’obesità, volendo raggiungere risultati duraturi si deve prima, sicuramente, agire sulle abitudini alimentari, per riuscire ad abbassare la percentuale di massa grassa accumulata nel tempo, personalizzando il più possibile il programma dietetico dimagrante.
In questo modo si potrà recuperare il rapporto con il cibo rompendo il meccanismo di gratificazione o compenso a cui si ricorre in situazioni di disagio psicologico e/o di insoddisfazione.
Poi, riuscendo ad inquadrare la persona da un punto di vista costituzionale (l’insieme dei caratteri ereditariamente trasmessi che determinano il modo di essere di ciascun individuo), ossidativo (il tipo di  metabolismo) e psicoemozionale si potranno inserire dei rimedi naturali adeguati (fitoterapia, Fiori di Bach, oligoelementi, vitamine e sali minerali…), per garantire, senza controindicazioni, il raggiungimento dei risultati.
Infine, ma non per questo meno importante, si dovrà aumentare il dispendio energetico incentivando l’attività fisica mediante l’attuazione di programmi realizzati su misura tenendo conto sia delle problematiche fisiche sia di quelle famigliari e lavorative, che spesso lasciano ben poco spazio al desiderio di fare dello sport.
(Roberta Fianchini, Dietista)